Carta publicada el 1 de noviembre de 2011 en el diario italiano «Corriere della Sera».

La giovane caduta nelle mani di Al Qaeda

Lettera a Rossella rapita. Non ti dimentichiamo

Cara Rossella, ogni mattina, quando mi sveglio, prego per le persone che si trovano ad affrontare delle particolari difficoltà nella vita. In questi giorni ho pregato per te e per tutte le persone che si trovano in una posizione analoga alla tua. Immagino il senso di angoscia e di smarrimento per un futuro che ti appare incerto. In queste notti di solitudine, penserai al tuo paese, alla tua famiglia, ai suoni, agli odori e ai colori del mondo che ti ha visto nascere e diventare adulta. Un mondo che, con le sue sicurezze, hai abbandonato, spinta da un profondo desiderio di umanità e giustizia. Invece di lasciarti vivere e galleggiare, come purtroppo molti tuoi coetanei ormai fanno ammaliati dal perpetuo intrattenimento del mondo virtuale, hai scelto la strada di chi ama combattere. Combattere contro le proprie paure, contro i pregiudizi, contro l’ incanto della comodità. C’ era un’ umanità dolente e tu potevi fare qualcosa per essa. E l’ hai fatto, perché la tua mente, il tuo cuore e i tuoi occhi hanno saputo riconoscere la verità che rende ogni vita degna di essere vissuta – la verità del servizio. Chissà se ora, nei lunghi giorni e nelle interminabili notti, rimpiangi di aver fatto questa scelta, di aver lasciato il certo per l’ incerto; oppure l’ ansia del domani è così grande da non permettere neppure un pensiero su ciò che è stato. Forse, per farti forza, farai scorrere davanti ai tuoi occhi le confortanti immagini delle mobilitazioni di massa avvenute ai tempi delle due Simone in Iraq. Non c’ era giorno, allora, che i politici non dimostrassero timore per la loro sorte e desiderio di poter venir a capo della situazione nel minor tempo possibile. Non c’ era giornale, telegiornale o sito Internet che non ci tenesse quotidianamente informati sul loro destino. È vero, il tuo paese, Samugheo, e la città dove hai studiato, Ravenna, sono stati vicini alla tua famiglia, insieme ai musulmani che vivono in Sardegna e i tuareg del Mali. Ma, per il resto, la mobilitazione emotiva dei media non c’ è stata, mi dispiace dirti che il silenzio sul tuo rapimento è abbastanza assordante. Naturalmente si spera che questo silenzio sia dovuto alla delicatezza della situazione e che, nell’ ombra, la diplomazia stia alacremente lavorando per liberare te e tutti gli altri italiani vittime di situazioni analoghe, come Francesco Azzarà, Maria Sandra Mariani e tutti i marittimi prigionieri da troppi mesi dei pirati somali. Si spera, certamente è così. Ciononostante, non ci si può non interrogare sul divario mediatico delle due vicende. Perché un rapimento in Iraq scatena un putiferio mediatico e uno in Algeria, in Mali, in Darfur o in Somalia cade in un inquietante silenzio? Cos’ è, una questione geopolitica? Oppure si tratta soltanto di una banale iattura mediatica? Ci sono stati troppi eventi in contemporanea: la morte di un giovane e amatissimo pilota di motociclismo, l’ invasione di un intero quartiere della capitale per l’ uscita dell’ iPhone4, l’ immane tragedia dell’ alluvione in Liguria e Toscana, i diverbi tra Matteo Renzi e Bersani. O forse, invece, è tutto più banale: il primo rapimento fa notizia, il secondo un po’ meno e il terzo diventa una piccola notizia di cronaca. Banale o, meglio, cinico, perché è il cinismo il grande cancro che ha divorato la nostra civiltà. In fondo, si pensa, chi glielo ha fatto fare, poteva stare tranquilla a casa e magari fare una offerta con un sms per una delle tante emergenze umanitarie che richiedono il nostro aiuto. Chi te l’ ha fatto fare, Rossella? Lo sguardo dell’ altro, suppongo. Lo sguardo in cui è riflesso il tuo volto. Ora, nell’ assenza, è il tuo volto a venir riflesso nei nostri sguardi. E anche se non ci sono striscioni, grancasse e cortei, sono certa che tutti gli italiani che non hanno ceduto alle lusinghe del cinismo e del menefreghismo partecipano nel profondo del loro cuore alle tue attuali sofferenze e alle sofferenze degli altri connazionali rapiti e tenuti sequestrati in qualche oscura plaga del continente africano e attendono con ansia la notizia della tua, della loro liberazione. Perché la vostra salvezza è anche la salvezza di una visione del mondo, che pone la vita come valore più alto e su questo non ammette deroghe o concessioni, consapevole che, scardinata questa porta, non resta più possibile nessuna difesa dalle barbarie.